Se il Tempo fosse un Gambero

Se il tempo fosse un gambero è una commedia musicale scritta da Pietro Garinei nel 1986, con musiche di Armando Trovajoli.

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Adelina è una pacifica vecchina che compie 80 anni, nubile e con la coscienza pulita. Nella circostanza del suo solitario compleanno, le appare un diavolo di seconda categoria, incapace e pasticcione, al quale il Maligno (il capo dei diavoli) ha offerto un’ultima occasione per evitare la radiazione dalla categoria: indurre finalmente Adelina a peccare. A tale scopo, il diavolo riporta Adelina indietro nel tempo fino al 1926, per farle rivivere l’episodio saliente della sua vita: il secco rifiuto delle ambigue profferte amorose del principe polacco Poniatowskij. Il diavolo dovrà fare in modo che, questa volta, Adelina ceda, consegnando così la sua anima al Maligno.

Adelina si trova catapultata in Campo de’ Fiori a Roma, bella, ventenne e completamente immemore della sua vita “futura”. Il diavolo segue le sue mosse e quando vede che, alla prima avance del principe, reagisce allo stesso modo di prima, schiaffeggiandolo, decide di scendere in gioco personalmente: fa allontanare Max, l’autista del principe, e prende le sue sembianze.

Il diavolo-Max suggerisce al principe di invitare Adelina a un gran ballo al palazzo, convincendo quest’ultima a recarvisi. Anche nel corso della serata del grande evento, tuttavia, Adelina non cede e molla al principe un secondo schiaffone. Il diavolo-Max, disperato, tenta il tutto per tutto: travestitosi da Sora Cleofe, comare di Sora Lalla madre di Adelina, vince a quest’ultima, barando a carte, tutti i risparmi della famiglia necessari per pagare un’ipoteca sulla casa. Poiché il proprietario della banca creditrice è proprio Poniatowskij la ragazza, per evitare il disastro, decide di sacrificarsi e concedersi al principe: ma, prima che sia troppo tardi, il diavolo-Max, innamoratosi intanto di Adelina e da questa ricambiato, fa in modo che ella reagisca nel modo consueto: con un terzo schiaffo.

A questo punto il Maligno appare al diavolo-Max e lo “sdiavola”, privandolo dei poteri demoniaci e riducendolo a semplice essere umano. Max, felice del suo nuovo stato, corre da Adelina per dichiararsi ma il principe, ora seriamente innamorato della fanciulla, è già in casa per chiederne la mano offrendosi, naturalmente di estinguere gratuitamente la famigerata ipoteca. Nella concitata scena che segue Max viene riconosciuto come un diavolo e, nonostante cerchi di spiegare che ha ormai perso i poteri, dopo un sommario processo presieduto da Sora Cleofe viene portato su un rogo per essere bruciato. Quando il fuoco divampa, però, la folla si accorge che il corpo del condannato proietta l’ombra e, quindi, non può essere un diavolo: secondo la tradizione popolare, infatti, il demonio “ombra non fa”.

Max viene liberato e, spiegata finalmente l’intera vicenda, viene accolto dalla comunità e, soprattutto, da Adelina, che accetta di sposarlo. Ma, nel momento in cui la felicità collettiva è al culmine, il Maligno appare in scena per guastare la festa, rimandando subito la ragazza nella sua epoca di provenienza, sessant’anni dopo. Max, però, con un astuto stratagemma, fa suonare le campane e il Maligno, irato e sconfitto, scompare.

La scena torna alla festa per l’ottantesimo compleanno di Adelina, che ora, però, non è più sola: c’è anche il suo sposo, Max, invecchiato con lei ma sempre innamoratissimo. Lo spettacolo si conclude con un balletto dove compaiono tutti i personaggi che hanno segnato l’avventura dei due ormai anziani sposini.