Les Enfants du Paradis

Les enfants du paradis è uno splendido film di Marcel Carné ambientato nel mondo del teatro. Il titolo (I ragazzi del loggione) è un omaggio ai giovani di tutte le età che assistono agli spettacoli appunto dal paradis, entusiasti, appassionati e, alla bisogna, spietati con gli attori cani.

Anche noi, quando andiamo in scena, sentiamo la presenza di qualcuno su (molto, molto su…) nel loggione, che ci guarda, si diverte e, perché no, ci fischia se ce lo meritiamo.

Sono i nostri ragazzi del Paradiso: i nostri autori preferiti e, soprattutto, un nostro collega del tutto particolare. Quello che, prima di andare in scena, alle prese con l’immancabile panico da palcoscenico, ci incoraggia con il suo inconfondibile vocione a non avere paura.

les-enfans-du-paradis

Giovanni Paolo II

Tra il 1939 e il 1945, durante l’occupazione nazista, in Polonia furono chiuse le università e ­le scuole diverse dalle elementari, le case editrici, i musei e i teatri, tranne i locali che elargivano il divertimento più volgare, evitati dai patrioti e boicottati dal sindacato clandestino de­gli attori polacchi. Sorsero teatri illegali e an­che un’accademia teatrale che operava nella clandestinità.

In queste circostanze, il dott. Mieczyslaw Kotlarczyk, na­to a Wadowice, fondò a Cracovia nel 1941 la sua compagnia del Teatro Rapsodico, alla quale aderì prontamente un suo compaesano, alunno e amico fedele, operaio in una cava e attore dilettante: il ventunenne Karol Wojtyła. La compagnia dava i suoi spettacoli nelle case private, nelle sacrestie, nei locali occasionali. L’annun­cio degli spettacoli veniva sussurrato all’orecchio, ma gli spettatori comunque non mancarono e la compagnia non fu mai vitti­ma mai della delazione.

Fu un’attività estremamente pericolosa, un vero e proprio un atto di lotta contro il disegno dello sterminio spirituale della na­zione polacca, la cui unica arma era la parola. Le stesse condizioni nelle quali si svolgevano le rappresenta­zioni costringevano alla rinuncia di tutti gli altri elementi dello spettacolo teatrale, e Kotlarczyk riuscì a fare di questa necessità una vera virtù. La compagnia iniziò la sua attività con la riduzione scenica del poema Re Spirito di Słowacki, seguita da Il signor Taddeo di Mickiewicz. Finita la guerra, il teatro uscì dalla clandestinità e poté allargare il suo repertorio a opere di Dante, Ariosto, Omero, Shakespeare e Puškin. Apparvero il co­ro e gli elementi scenografici, ma sopravvisse il culto per la parola, il Verbo, il Logos, così come l’inten­deva San Giovanni evangelista.

Nel 1953, durante il periodo stalinista, il Teatro Rapsodico fu chiuso per disposizione governativa, per essere poi riaperto nel 1957, dopo la morte di Stalin, sull’onda di una serie di interventi pubblicati sulla stampa da eminenti intellettuali, tra cui uno a firma di Andrzej Jawień, uno pseu­donimo tratto da un libro notissimo in Polonia, Cielo nelle fiamme di Jan Parandowski.

Andrzej Jawień aveva già pubblicato, negli anni Quaranta, due opere teatrali: Fratello del nostro Dio, storia di Adam Cimelowski, pittore degli ultimi anni dell’ottocento che abbandonò la sua promettente carriera artistica per divenire sacerdote; e Giobbe, che intreccia nelle vicende del racconto biblico la testimonianza personale del cammino interiore dell’autore.

Nel 1960 Andrzej Jawień pubblicò sul numero 78 della rivista mensile Znak, un’altra sua opera teatrale scritta da nel 1956: Przed sklepem jubilera, La bottega dell’orefice. È la storia di due coppie, di due matrimoni, di due amori diversi che si agitano sullo sfondo della seconda guerra mondiale e degli scempi nazisti ma, soprattutto, un’intensa metafora delle nozze, unione materiale e spirituale tra due esseri che supera e vince la fragilità dei sentimenti umani.

Sotto lo pseudonimo di Andrzej Jawień si celava Karol Wojtyła, nato a Wadowice il 18 maggio 1920, ordinato sacerdote nel 1946, vescovo ausiliario di Cracovia nel 1958, arcivescovo di Cracovia nel 1963, cardinale nel 1967, papa col nome di Giovanni Paolo II dal 16 ottobre 1978 al 2 aprile 2005.

E per sempre nei nostri cuori.

Eduardo

Figlio illegittimo dell’attore e commediografo Eduardo Scarpetta e della sarta teatrale Luisa De Filippo, Eduardo nasce a Napoli il 24 maggio 1900.

Recita fin da piccolo nella compagnia del padre insieme ai fratelli Titina e Peppino, per poi entrare in pianta stabile nella compagnia del fratellastro Vincenzo Scarpetta.

Nel 1920 comincia ad abbinare al ruolo di attore quello di autore: scrive l’atto unico Farmacia di turno, che la compagnia di Scarpetta mette in scena nel 1921 e, l’anno successivo, la commedia Ho fatto il guaio? Riparerò!, che andrà in scena quattro anni dopo con il nuovo titolo Uomo e galantuomo.

Nel 1931, insieme a Peppino e Titina, forma la compagnia del Teatro Umoristico – I De Filippo, che durerà fino al 1944. Recitano con alterno successo in varie città d’Italia e alla fine di quell’anno arriva il primo successo, con la commedia di Eduardo Natale in casa Cupiello.

Al 1934 risale l’incontro con Pirandello, del quale la compagnia metterà in scena nel 1936 Il berretto a sonagli e nel 1937, L’abito nuovo, novella trasformata in commedia napoletana grazie alla collaborazione tra l’autore ed Eduardo. L’influsso di Pirandello si manifesterà in quasi tutta la produzione di Eduardo ed è particolarmente evidente in alcune commedie quali Questi fantasmi!, Filumena Marturano, Le voci di dentro, La grande magia, L’arte della commedia.

Tra il 1938 Titina abbandona la compagnia per farvi rientro nel 1942. Nel 1945, l’anno di Napoli milionaria!, si consuma la definitiva rottura, per dissapori artistici, con Peppino; l’anno successivo nasce la Compagnia di Eduardo che metterà in scena, con esiti trionfali, Filumena Marturano, scritta per Titina che ne farà il suo cavallo di battaglia.

Nello stesso periodo Eduardo compra il suolo dove sorge il teatro San Ferdinando, distrutto dai bombardamenti, e dà avvio ai lavori di ricostruzione, che termineranno nel 1954.

Nel 1956, pur continuando a dirigere la sua compagnia, ne fonda un’altra, La Scarpettiana, di cui cura la regia senza recitarvi, per far rivivere sul palcoscenico del San Ferdinando il repertorio paterno. È del 1957 De Pretore Vincenzo, del 1962 Il sindaco del rione Sanità.

Nel 1960 muore la figlia Luisa, alla quale dedicò una bellissima e struggente poesia; tre anni più tardi perde anche l’adorata sorella Titina.

Nel 1973 mette in scena Gli esami non finiscono mai. Nel 1980 apre la Scuola di drammaturgia di Firenze e riceve la laurea honoris causa in lettere dall’Università di Roma. L’anno dopo il presidente Sandro Pertini lo nomina senatore a vita. Dedicò le sue ultime energie a iniziative di recupero dei giovani reclusi nel carcere minorile napoletano Filangieri.

Muore a Roma il 31 ottobre 1984.

Pietro Garinei e Sandro Giovannini

Pietro Garinei, nato a Trieste nel 1919, iniziò la propria attività come giornalista del Corriere dello Sport a Roma, dove conobbe Sandro Giovannini, nato nella capitale nel 1915.

Insieme fondarono nel 1944 il giornale umoristico Cantachiaro e da quel giorno si formò un lungo sodalizio artistico che si interruppe soltanto con la morte di Giovannini, nel 1977.

Garinei e Giovannini sono considerati i padri della commedia musicale in Italia. La prima del genere, Attanasio cavallo vanesio, risale al 1952 e vede Renato Rascel nelle vesti di attore, cantante e ballerino. Seguirono innumerevoli successi, quali Un paio d’ali, Un trapezio per Lisistrata, Buonanotte Bettina, Il giorno della tartaruga, Ciao Rudy, Rugantino, Rinaldo in campo, Alleluia brava gente, Aggiungi un posto a tavola.

Dopo la morte del compagno, Pietro Garinei continuò a lavorare, realizzando spettacoli di grande successo come Bravo! (1980), Se il tempo fosse un gambero (1986), I sette re di Roma (1989), Vacanze romane (2004). È morto nel 2006.

Lo storico marchio rappresenta sicuramente uno dei vertici assoluti del teatro italiano. L’accoppiata produsse spettacoli il cui successo ininterrotto arriva fino al giorno d’oggi e che hanno visto l’impiego di attori del calibro di Paola Borboni, Gino Bramieri, Nancy Brilli, Raffaella Carrà, Walter Chiari, Johnny Dorelli, Aldo Fabrizi, Massimo Ghini, Alberto Lionello, Giuliana Lojodice, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni, Sandra Mondaini, Domenico Modugno, Enrico Montesano, Paolo Panelli, Gigi Proietti, Giovanna Ralli, Massimo Ranieri, Renato Rascel, Delia Scala, Giulio Scarpati, Bice Valori e Olga Villi.

Sono da ricordare, inoltre, le loro storiche collaborazioni con Iaia Fiastri e con il maestro Armando Trovajoli, con il quale scrissero alcuni tra i brani più rappresentativi della cultura popolare del nostro paese, da Roma nun fa la stupida stasera ad Aggiungi un posto a tavola.

Garinei scrisse i versi di alcune canzoni di successo come Arrivederci Roma e Domenica è sempre domenica.