Filumena Marturano

Filumena Marturano, la protagonista di questa commedia, è una donna che la fame e la miseria, in gioventù, hanno costretto alla prostituzione.

Filomena Marturano

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Da alcuni anni ha lasciato il “mestiere” e vive in casa di uno dei suoi ex clienti, Domenico Soriano, probabilmente innamorato di lei ma troppo superficiale e pieno di sé per rendersene conto.

Filumena ha avuto, da padri diversi, tre figli: un operaio, un commerciante, un impiegato. Per loro Filumena ha combattuto tutta la vita, e per loro combatterà l’ultima e più dura battaglia, contro il mondo “con tutte le leggi e tutti i diritti”, per affermare la sua legge, quella di una donna che non sa piangere: i figli sono figli, e sono tutti uguali.

Come tutti i capolavori di Eduardo, Filumena Marturano è tante cose. È la celebrazione della vita che si afferma prepotente, superando ostacoli e difficoltà. È la denuncia della emarginazione dei figli cosiddetti “illegittimi”, che l’autore aveva vissuto sulla propria pelle. È la protesta contro una società ipocrita e classista che, ieri come oggi, discrimina i suoi figli in base alla nascita, alla condizione sociale, alla razza, alla nazionalità, alla carica politica ricoperta e al connesso livello di arroganza: una società in faccia alla quale l’analfabeta Filumena getta, sdegnosa, il suo sacrosanto appello all’uguaglian­za. Ma è soprattutto la commedia di Titina.

Eduardo, si sa, aveva un carattere difficile, che finì col rovinare anche i rapporti familiari più intimi: col padre, la moglie, il fratello Peppino. Ma per Titina ebbe sempre un affetto e una stima profondi e teneramente ricambiati, e per lei scrisse di getto, in sole dodici ore, Filumena Marturano.

Titina si immedesimò con Filumena fino a identificarsi veramente con lei nel delirio dei suoi ultimi istanti, quando una malattia di cuore se la portò via nel 1963. Ma il suo rapporto con il personaggio, inizialmente, non fu facile. La commedia, al suo debutto a Napoli il 7 novembre 1946, venne accolta tiepidamente soprattutto perché Titina, schiacciata dall’emozione e dalla responsabilità, non era ancora entrata veramente in parte. Alla fine della rappresentazione Eduardo, alla domanda della sorella che gli chiedeva, timorosa, com’era andata, rispose, impietoso e lapidario: “na schifezza!”

Ma pochi mesi dopo, a Milano, fu il trionfo. Eduardo e una straordinaria Titina furono chiamati in scena per ben trentatrè volte alla fine dello spettacolo, e Titina fu per sempre Filumena: perfino per papa Pio XII che, in occasione di un’udienza privata, le chiese di recitare per lui il monologo della Madonna delle Rose.

La nostra messa in scena di Filumena Marturano presenta una piccola aggiunta al testo originale. Abbiamo scoperto, infatti, che Eduardo, nella prima stesura del copione, aveva inserito un’ulteriore scena, quella di una ragazza che porta un mazzo di fiori a Filumena prima delle nozze. Il testo dell’episodio, poi tagliato dall’autore e mai rappresentato, è andato perduto; ma noi lo abbiamo riscritto, basandoci fedelmente sulla trama della scena pensata da Eduardo e collocandolo all’inizio del terzo atto.